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31/05/2016
ATTENTI ALLE SCALE!
Per avere il risarcimento, in caso di caduta dalle scale del condominio, si deve provare il nesso di causalità tra la cosa in custodia e il danno.
 
E’ opportuno, prima di entrare in merito alla sentenza oggetto di commento, fare alcuni chiarimenti in materia di condominio.
Vediamo come delinea le parti comuni la disciplina codicistica.  L’articolo 1117 c.c. enumera quelli che sono i beni che costituiscono parti comuni dell’edificio: “Sono oggetto di proprietà comune dei proprietari delle singole unità immobiliari dell'edificio, anche se aventi diritto a godimento periodico e se non risulta il contrario dal titolo: 1) tutte le parti dell'edificio necessarie all'uso comune, come il suolo su cui sorge l'edificio, le fondazioni, i muri maestri, i pilastri e le travi portanti, i tetti e i lastrici solari, le scale, i portoni di ingresso, i vestiboli, gli anditi, i portici, i cortili e le facciate; 2) le aree destinate a parcheggio nonché i locali per i servizi in comune, come la portineria, incluso l'alloggio del portiere, la lavanderia, gli stenditoi e i sottotetti destinati, per le caratteristiche strutturali e funzionali, all'uso comune……”.
L’elenco dei predetti beni non è tassativo, ma costituisce presunzione di comproprietà, con tutte le conseguenze che ne derivano, se non risulta il contrario dal titolo.
Ovviamente per questi beni nasce un obbligo di custodia da parte del condominio, il  quale dovrà rispondere in caso di danno a terzi, ai sensi dell’art. 2051 c.c.: “ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito”.
La Corte di Cassazione, sezione VI, con  la sentenza n° 3875 del 26 febbraio 2016, ha rigettato il ricorso presentato al fine di ottenere un risarcimento dei danni  conseguenti a una caduta verificatasi sulle scale dello stabile, avvenuta a causa della presenza sulle medesime di materiale viscido ed oleoso.
Infatti, secondo la Corte, che ha condiviso le conclusioni delle sentenze di primo e secondo grado che respingevano la richiesta della parte attrice, (seppur era stata dimostrata che la caduta era avvenuta sui gradini della scala condominiale), non erano state provate la modalità della caduta  e l’effettiva presenza del materiale scivoloso che l’avrebbero causata.
Proprio la mancata dimostrazione di questo nesso causale rende infondata la domanda, dal momento che, anche nell’ipotesi prevista dall’articolo 2051 c.c., il danneggiato è obbligato a provare  la relazione tra il fatto e l’evento dannoso.  In merito il Supremo Tribunale ha affermato che : “…l'applicazione delle regole di cui all'art. 2051 c.c., presuppone sempre che il danneggiato dimostri il fatto dannoso ed il nesso di causalità tra la cosa in custodia ed il danno e che, ove la cosa in custodia sia di per sè statica e inerte, il danneggiato è tenuto a dimostrare altresì che lo stato dei luoghi presentava un'obiettiva situazione di pericolosità, tale da rendere molto probabile, se non inevitabile, il danno”.
L’unico riscontro della presenza di questo materiale scivoloso viene dalla testimonianza del figlio dell’attrice; testimonianza che, però, viene considerata sia dalla Corte d’Appello che dalla Cassazione poco attendibile; inoltre, il teste “aveva parlato di un liquido del genere di quello che esce dai sacchetti dei rifiuti; tale circostanza, ove pure fosse stata vera, sarebbe stata tale da escludere ogni responsabilità del Condominio, dato il carattere imprevedibile della medesima.”
Non è, quindi, scontato il risarcimento del danno a chi cade per le scale all’interno del condominio. Infatti, applicando i dettami della suddetta sentenza della Corte di Cassazione  andrà provato, oltre al fatto dannoso, il nesso di causalità tra la cosa in custodia e il danno.

U.P.P.I. MILANO
Filippo Pellegrino